disse, e poi: “Ascoltami” aggiunse, con una torva solennità, “e ricòrdati: io sola sono vera e sarò finché vivo. Voi, gli altri, siete appena barlumi e finzioni che sento respirare e parlare al mio fianco. E la storia non riguarda che voi, io non so cosa vuol dire. Capiscimi: nei miliardi di secoli passati e futuri io non so trovare evento più importante della mia morte. E tutte le carneficine e derive di continenti e scoppi di stelle sono soltanto canzonetta e commedia al confronto di questo minuscolo e irripetibile cataclisma, la morte di Marta. Cosa non farei per ritardarlo un attimo. La puttana, la spia, l’aguzzina. E chissà che non l’abbia già fatto.”
da Gesualdo Bufalino, Dicerdia dell’Untore.
p.s.: un libro strano. Per quelli che assurgono lo studio della letteratura a senso della vita. La forma è tanto interessante quanto insopportabile, soprattutto e senza dubbio nei dialoghi. La storia è bella e anche emozionante. Lo si legge piuttosto rapidamente, consigliato.
Commenti Recenti